A Carrara, la Cava Crestola ha ospitato la seconda edizione di Wunderkammer, progetto che ha trasformato lo spazio estrattivo in un ambiente espositivo temporaneo dedicato al dialogo tra arte contemporanea e paesaggio del marmo. Il progetto di Franchi Umberto Marmi, tenutosi il 19 aprile 2026, ha unito arte contemporanea, tecnologia e marmo apuano in un percorso di conoscenza per architetti e designer internazionali.
La società Franchi Umberto Marmi (FUM) ha presentato la seconda edizione di Wunderkammer nella Cava Crestola di Carrara, trasformando nuovamente il sito estrattivo in uno spazio espositivo temporaneo dedicato all’arte contemporanea e alla sperimentazione tecnologica nel cuore della pietra naturale. L’iniziativa, avvenuta il 19 aprile 2026, si è collocata a ridosso del Salone del Mobile di Milano (21-26 aprile 2026) e si è rivolta in particolare a un pubblico internazionale di architetti, designer e operatori del settore, proponendo un’interpretazione del marmo come elemento culturale e narrativo.
Il progetto è nato da un’idea di Bernarda e Alberto Franchi e si è sviluppato sotto la direzione artistica di Natascia Bascherini, direttrice creativa di Danae Project e di Finestre sull’Arte. L’intervento si è inserito nel solco della prima edizione, ma ne ha ampliato la struttura concettuale, ridefinendo il principio stesso di camera delle meraviglie in chiave contemporanea. In questo senso, il riferimento alla Wunderkammer rinascimentale è stato rielaborato come dispositivo critico e non ha assunto un valore puramente citazionista. Naturalia (termine che indica ciò che la natura regala spontaneamente) e artificialia (gli oggetti realizzati dall’uomo, distinti per originalità e unicità) hanno convissuto all’interno dello stesso spazio: da un lato la materia grezza del marmo apuano, dall’altro l’intervento umano, la tecnologia e i linguaggi dell’arte contemporanea. La cava si è configurata quindi come un ambiente stratificato, dove il vuoto è diventato elemento narrativo e la parete rocciosa si è comportata come superficie espositiva.
Prima dell’ingresso nella Cava Crestola, il percorso si è aperto presso la sede di LITIX, in località La Piastra (Carrara). Qui si è collocata una fase preliminare dell’esperienza, concepita come soglia percettiva. Sono state presentate le opere della serie La soglia del silenzio di Luciano Massari, che hanno introdotto un tempo sospeso e una dimensione di attesa. Le quattro sculture, in marmo bardiglio nuvolato, si sono presentate come figure antropomorfe, bloccate in una condizione di equilibrio instabile. Non hanno svolto una funzione illustrativa: hanno operato come dispositivi di rallentamento dello sguardo, predisponendo il visitatore alla successiva immersione nel contesto della cava. In questo passaggio preliminare si è definita una delle chiavi interpretative dell’intero progetto: la meraviglia come processo di costruzione percettiva. La sospensione è diventata condizione necessaria per la lettura dello spazio successivo, in cui la cava è apparsa come dispositivo culturale attivo e non più soltanto come luogo estrattivo.
All’interno del percorso teorico che ha accompagnato l’installazione, il concetto di meraviglia è stato ricondotto alla tradizione filosofica del thaumazein aristotelico, inteso come origine del pensiero e della conoscenza. La meraviglia si è configurata dunque come apertura dello sguardo, condizione preliminare all’interpretazione del reale.
In questo senso la stessa Cava Crestola è diventata uno spazio in cui la materia è stata interrogata nella sua dimensione temporale e simbolica. Il marmo è stato interpretato come elemento originario e stratificato allo stesso tempo. La sua etimologia (legata al greco mármaros) ha richiamato l’idea di splendore e luminosità, sottolineando una qualità intrinseca della materia che si è manifestata nel rapporto con la luce. La cava è diventata così uno spazio in cui la materia si è resa visibile come processo. Non più soltanto luogo di estrazione. All’interno di questo impianto si è inserita l’opera di Michelangelo Pistoletto, La Grande Mela, che ha introdotto un elemento di riconoscibilità formale all’interno del paesaggio minerale. L’opera, caratterizzata da una superficie incisa e ricomposta attraverso una serie di graffe, ha stabilito un confronto diretto con la cava, attivando una relazione tra gesto umano e struttura geologica. Il lavoro si è inserito nel percorso dell’artista, riconducibile alla riflessione sul rapporto tra natura, artificio e responsabilità dello sguardo.
Accanto a questa presenza, l’intervento di Filippo Tincolini ha introdotto una dimensione processuale. L’opera Spiritus Montis è nata dall’utilizzo di un sistema robotico sviluppato dalla carrarese LITIX spa, attraverso il modello ROBOTOR ONE-SPECIAL, che è intervenuto direttamente sulla parete interna della cava. Si è trattato di un caso in cui la scultura è stata generata in relazione diretta con la superficie rocciosa. Il risultato è stato una figura femminile raccolta in posizione fetale, integrata nella parete stessa.
In questo contesto si è inserito anche il lavoro fotografico di Laura Veschi, Anatomia della meraviglia, che ha interpretato il marmo come entità autonoma. La sua ricerca si è sviluppata tra cave, laboratori e spazi di lavorazione, senza ridurre il soggetto a documento. La materia è stata osservata nella sua trasformazione, in una condizione di continua ridefinizione tra naturale e artificiale. Il sistema di illuminazione progettato da Martinelli Luce ha contribuito a definire la percezione complessiva dello spazio. La luce artificiale ha infatti costruito una relazione diretta con le superfici e le stratificazioni della cava.
All’interno del percorso si è collocato anche l’intervento di Giuseppe Veneziano con l’opera White Slave, che ha reinterpretato una figura fiabesca attraverso una trasposizione materica nel marmo. L’immagine, riconoscibile nella sua origine iconografica, è stata sottoposta a un processo di destabilizzazione semantica, in cui la narrazione si è spostata verso una condizione ambigua tra rappresentazione e alterazione. È questo il tratto distintivo della poetica di Veneziano. In tale senso, la meraviglia è nata dalla discontinuità rispetto al noto: dalla capacità dell’opera di incrinare un’immagine consolidata, restituendola in una forma ambigua, più complessa, instabile e, forse, più autentica.
L’esperienza complessiva è stata accompagnata da elementi sonori e performativi, tra cui l’esecuzione al pianoforte di Giuseppe Califano e un’installazione luminosa basata su oltre quattromila candele, che hanno contribuito a definire una condizione percettiva rarefatta. L’insieme degli interventi è stato finalizzato alla costruzione di una temporalità dilatata: in questo senso l’attenzione si è spostata sul rapporto tra osservatore e materia osservata. Wunderkammer2 si è configurata dunque come un sistema complesso in cui arte contemporanea, tecnologia, fotografia e musica sono confluite all’interno di un contesto estrattivo riconvertito temporaneamente a spazio culturale. A Carrara, la Cava Crestola è diventata quindi un dispositivo di visione, in cui il marmo ha rappresentato una potente struttura narrativa stratificata.
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